venerdì 29 giugno 2012

Ricette di felicità.

Ecco. Capita che poi succedono ottocentomila cose fantastiche, in capitale francese, e ora come faccio? Mica posso scriverle tutte. Sono in crisi.

Mh. E' un problema, sul serio. Vorrei raccontare dei cimiteri, dei miei flirt coi camerieri, dei balli con sconosciuti e sconosciute alla Fete de la musique fino alla mattina vagando da un concerto ad un altro, da un quartiere all'altro, sola, e delle mie risate e al mio urlare e dire al tipo random di fianco a me 'Ils sont formidables, n'est-ce pas?', del sole che non voleva mai tramontare se non verso le 11 di sera, della brasiliana di 48 anni con la quale dopo il test alla Sorbonne mi sono ubriacata e mi sono messa a cantare Je ne regrette rien in mezzo alla strada, degli idioti che, al contrario di Roma, che qui ti dicono 'ssssssciao bela!', ti passano accanto e ti sussurrano all'orecchio 'T'es très jolie ce soir', che dici vaffanculo, anche il più becero qui è pieno di romanticismo, del tipo che suonava il pianoforte in mezzo al ponte dietro Notre Dame, della mostra di Anri Sala, della pazzia che avverti nell'aria, delle immagini che non troverò mai da nessun'altra parte, della vitalità, delle baguette mangiate ovunque, per strada, correndo, in metro, in macchina, sempre sempre sempre, dei pali colorati di Montmartre, del freddo che c'era, della sensazione di più completa libertà, la sensazione di non sentirmi mai sola, perchè la gente è lì con te e la senti sul serio, della vecchietta che ascoltando un chitarrista per strada s'è messa a cantare ed entrambi sorridevano, quanto sorridevano, dell'uomo al pianoforte, uno zingaro con la chitarra che si ferma, scende dalla bici e comincia a battere il tempo di una Marcia Turca jazzata colpendo la canna con l'anello d'oro, e dietro di lui cinque francesi vestiti bene e uno con una cravatta sugli occhi che ogni volta doveva indovinare il pezzo suonato, per scommessa con gli amici, e del bar di Amèlie, quella de Il favoloso mondo di Amèlie, che sì, ho fatto la turisticata e mi sono seduta proprio dove lei sta quando lui entra nel bar e la cerca senza conoscere il suo viso, e allora si siede, ordina un caffè, e lei gli sta dietro, mentre scrive il menù del giorno su un vetro, al contrario, e guarda la sua nuca, e le sue dita che raccolgono i granelli di zucchero sparsi sul tavolo, e io ero seduta proprio lì, cavolo, e mi sono sentita vibrare quella scena attraverso, e di quando sono passata davanti al Moulin Rouge e ho giurato a me stessa che se a fine viaggio mi avanzano 175 euro vado a cena là, mi prendo lo champagne e mi guardo lo spettacolo di can-can, e le case, anche in periferia, che hanno sempre quell'architettura sopraffina, e la stanza studentesca nella quale abiterò, che sta nella città universitaria, che sembra un college americano ma molto molto più bello, e dei miei innamoramenti giornalieri per uomini e donne bellissime, e le mie chiacchierate col barbone vicino casa, che quando c'era Inghilterra Italia tifava Italia, e delle mie chiacchierate con le turiste americane, i bigliettini che davo con via e nome del posto più buono in cui ho mangiato, e dei film la sera al cinema, e della seconda volta che mi hanno fatto pure lo sconto perchè ho mostrato la mia tessera d'iscrizione alla Sorbona e io mi sentivo molto orgogliosa ed emozionata. E di tante tante tante altre cose.

Non rende. Ciò che ho scritto non rende. Ho provato con questo flusso di coscienza che m'hanno ispirato un paio di persone qui, ma non rende, dovrei scrivere di ogni cosa molto accuratamente.
L'atmosfera è quella della follia, della passione, che non viene presa in giro nè denigrata, ma apprezzata ed incoraggiata, tanto che un ragazzino a mezzanotte mentre aspetta l'autobus seduto alla fermata può permettersi di accendere l'ipod e suonare e cantare alla chitarra Under My Umbrella senza che la gente gli tiri un secchio d'acqua. Anzi, quelli che passavano gli sorridevano, e io e un altro tipo ci siamo messi a cantare con lui. Dopodichè ce ne siamo andati ognuno per la sua strada. Funziona così. Condividere attimi, episodi, che alla fine fa parte di ciò che ho sempre voluto dalla vita e dalle vite degli altri. Delle istantanee di incroci

A Parigi vedi tanti pazzi per le strade. Funziona così. Dopo un po' ti liberi completamente.
Che poi P ha tante facce, ognuno ci vede quello che vuole. La città del romanticismo, del mangiar bene, dei grandi monumenti. Io ci vedo la Parigi che ancora ama l'arte. Ma più che amare l'arte, ama ancora farla. E questo mi piace tantissimo. Io ero contenta, ero contenta di stare sul mondo. La vita mi sembrava una cosa bellissima.

Poi sono tornata a Roma e m'è venuto lo scompenso.

E poi ho lasciato K (quello cattivo). Lui ha pianto e io mi dicevo 'cazzo, sei una frignona, stai sempre a piangere, e ora possibile che non ti esca nemmeno una lacrima? Almeno levati quel cazzo di sorrisino di liberazione dalla faccia. Vabbè, abbraccialo, così non ti vede.

"Non ti dimenticherò mai. Io comunque per te ci sono sempre, perchè sei la persona che mi ha dato di più in tutta la mia vita. E scusa per tutto il male che ti ho fatto. "
"Mannò, ma quale male, figurati. Tiè, prenditi un fazzoletto."

Piano piano, abbandono Roma. Mi sto preparando. E tutto mi sembra ottimo.
Ottimo, come lo Chardonnay che ho bevuto ieri notte in balcone, con tante sigarette e tanta nostalgia.

[Il tipo della foto è Steve Villa-Massone, il tipo che ho ascoltato per un'ora sopra la Senna, e al quale ho comprato il cd. E' un genio del male.]

17 commenti:

  1. je t'adore!
    grazie per aver alleviato l'astinenza :-D
    grazie per "il k (quello cattivo)" :-)
    e grazie per le sensazioni di parigi in questa giornata d'ufficio

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    1. Moi je t'adore aussi.
      De rien.
      Ma tanto non è la stessa cosa. Parigi è molto più bella, non riesco mai a renderle giustizia. Magari ci provo quando torno lì.

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    2. non sarà la stessa cosa, no. ma rendi benissimo l'atmosfera. mon petit chere

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  2. ok.
    credo di averti invidiato.
    cioè...
    sei stata nel bar di Amelie.
    e sei passata davanti al Moulin Rouge.
    Due dei miei film preferiti.
    E la prossima volta portami con te. ti prego. ti vengo a prendere a Roma e poi partiamo. qualche giorno, non chiedo tanto.
    ah, ben tornata :)

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    1. Ahaha...
      Beh, la prossima volta è lunedì. Ho un mese di sooola Parigi davanti a me. Quando hai voglia di fare una scappata, sei la benvenuta!

      AAA: Offresi rifugio ed asilo politico a gente stressata, triste, demoralizzata, depressa e disperata in capitale francese, l'unica città dalle proprietà guaritrici e magiche.

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  3. 'Ils sont formidables, n'est-ce pas?'
    Anch'io vorrei dirlo al tipo random di fianco a me - magari non proprio adesso, visto che quello che sta accanto a me in lab sta dormendo sul suo libro di Ricerca Operativa - solo che non so come si pronuncia. Bello, il francese.

    Mi hai fatto voglia di tornare a Parigi, anche solo per qualche giorno. Anzi, sai che ti dico? Che mi hai fatto voglia di andare via. Che "via" è un bel posto, e mi attira.

    Ripasso, magari :)

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    1. Bellissimo, il francese :) E poi, a parte la R roulé un po' difficilotta, è facile da pronunciare: Il son foRmidabl(e), nespà?

      E via è il posto migliore che c'è.

      Mazza, sono molto d'accordo con te su tutto. Bene.

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  4. Che bello leggerti così: finalmente pace e libertà!
    Bentornata, piccerella.

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    1. Sì, è così.
      E riparto lunedì, ancora pace, ancora libertà per me!

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  5. Bella la vita eh.
    Ti saboterò.

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    1. Ma dai, concedimelo un pochino... No?
      E mi so pure rotta un po' i coglioni delle cose brutte. I miei 6 mesi di dolore quest'anno me li sono fatti, ora punto a 6 mesi perlomeno tranquilli, manco sereni e felici. Indolore. Che dici, chiedo troppo?

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    2. Mah io personalmente punterei a 12 mesi sereni felici e senza puttanate da alti e bassi emotivi.

      Cosi non mi diventi laconica. Che poi devo venire. Qui. A rimproverarti.

      E portami un regalo da Parigi, testarossa.

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    3. Non so nemmeno cosa vuol dire laconica.
      Però nel contesto non suona bene.
      Ti sto pure scrivendo da Parigi, pensa te. Il regalo te l'ho già fatto: le mie fantastiche parole che viaggiano viaggiano viaggiano, attraversano le Alpi e arrivano a te, tramite quest'incredibile commento.
      Eh, oh, beccati sto regalone.

      (Della serie: come sfruttare romanticismo e poeticità per mascherare la tirchieria.

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  6. Per me è sempre tremendamente difficile commentare scritti come questo. Quindi scriverò solo una parola, al riguardo.
    Poesia.

    ps. mi piace pensarti a Parigi. Sarà la tua medicina migliore.

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    1. Bah. Nonostante sia un blog non ho nessun rispetto per chi mi legge. Scrivo cose pensate lì, per lì, di getto, non rileggo, rimangono gli errori e le frasi poco chiare.
      Poesia un corno!

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  7. Leggo solo ora la tua presentazione. Quante cose abbiamo in comune. Ovviamente, non ti dirò mai quali sono ;-)

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    1. Spero siano i capelli rossi. I capelli rossi sono importanti!

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