lunedì 16 luglio 2012

Sapori lontani.

Sono dei sapori lontani quelli delle ultime giornate, delle ultime nottate. Dei sapori che hanno la stessa consistenza del passato, ma i brividi sono tutti nuovi.
Sono forte. E' vero, non ci credevo, non lo sapevo. Sono una bambina che ha poco più di vent'anni e che è forte. Ho imparato a stare da sola, e ho imparato a stare in mezzo alla gente.
Una bambina dai capelli rossi che vaga fra le vie di una città sconosciuta. Senza genitori, persa, stringendo il suo orsacchiotto di peluche, una sigaretta. Mille sigarette. Che non ha paura di niente e di nessuno.
Che sorride a tutti, perchè vuole conoscere e farsi conoscere da tutti.

Una pelle nera si è posata sulla mia color latte. Guardavo le nostre mani intrecciate, sull'ultimo treno preso per un soffio; un fiatone lungo mezzo viaggio. Ipnotizzata dalla perfetta combinazione, dalla perfetta e bilanciata intensità di chiaro e scuro fra di noi.
- Nous avons d'la chance, ma petite - Laisse tombeeeer, putain.
Mi sento una piccola sposina. Ogni notte è nostra, e non c'è mai nessuna fretta, nemmeno quando si corre.
Nel cuore di un buio spaventoso, fuori dalla città, ci siamo seduti sul ciglio di una strada a fumare. - J'vais fumer tranquille.  - Mais, tu sais, moi aussi.

Penso a quando era aprile. Il primo aprile. E ora di nuovo il dolore, quello fisico. E lo sforzo mentale, l'immenso sforzo mentale. Pensavo a dove mi trovavo, ad aprile, e a dove mi trovo ora. Con la mia vita, la mia storia, i miei luoghi. Pensavo che non me ne frega più un cazzo del passato, che io voglio vivermi ogni cosa bella, voglio vivermi anche la sofferenza. Ma voglio decidere io. Così ho levato le mie mani dalla faccia, e ho smesso di fare no con la testa.

Ho smesso di fare i capricci.

Quello stesso sapore lontano mi porta il sale delle lacrime, di quelle migliaia di lacrime spese in questi ultimi mesi. Una sofferenza che conoscevo bene. Ma ora delle dita mi toccano e mi asciugano, altri occhi piangono con me. Il nuovo sapore di un diverso sale.

Non pensavo che sarebbe accaduto dopo solo tre mesi. Di essere pronta, in un certo senso, già. Non pensavo di essere così forte.

Già. Così forte.

Talmente forte che ritornano anche i sapori di anni fa, stavolta. Quelli veri. Quelli degli attacchi di fame a tutte le ore. Quelli che sei in classe, un compagno compra dei biscotti per il compleanno, e tu sei lì seduta, che ne hai già mangiati tre, uno in più rispetto a tutti gli altri, ma non riesci a smettere di fissare quella scatolina. La lezione continua, tutti seguono e chi non segue fa altro, e tu ti giri ogni tre secondi a guardare la scatolina.
Quegli attacchi di fame che venivano dai vuoti. Vuoti di stomaco e vuoti di anima. Ricordo il sapore di ogni morso, perso o inghiottito.
E' cominciata ieri notte. Pensavo fosse solo semplice fame. Ma invece erano le 3, ero tornata da un'ora e mezza, morivo di sonno, e non smettevo. Ho continuato oggi, e non mi sono sentita davvero a mio agio a mangiare con la gente, perchè avrei voluto levar loro tutto quello che avevano davanti e sbranarlo.

Ritornano certi processi mentali. Così, improvvisamente. E' il processo di un digiuno che ormai è alle porte, non posso fermarlo.

Ma io lo so, so tutto.
Accade ogni fottuta volta che mi sento forte. Ogni volta che mi sento bene.
E allora voglio di più, pretendo di più, perchè so di avere il potere.

Chissà cos'accadrà, alla bambina dai capelli rossi in terra straniera, con tutti questi sapori lontani scritti sulla lingua e fra le gambe.

43 commenti:

  1. un passo indietro,
    bisogna sempre fare un passo indietro dal sentirsi forte, per non fare cazzate e non sentirsi onnipotenti.

    lo dico io che di cazzate ne ho fatte.

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    1. Hai ragione.
      Il problema sta nel rendersene conto prima che sia troppo tardi. E' una cosa che non sempre riesco a controllare, questo. La forza, le forze dentro di me. Che è tanta. Ma che non è facilmente incanalabile, e ogni tanto prende delle brutte direzioni. Ma forse lo sai anche tu.

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  2. che bello guardarti (leggerti, meglio) vivere.
    :-)

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    1. A vivere troppo si è ad un passo dalla morte, sà.

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    2. ma non dire cazzate.
      non vivere mai è essere morti da vivi, invece.

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    3. Fidati che di cazzate non ne dico, so bene di cosa parlo (per una volta).
      A vivere in un certo modo, in uno dei miei modi, sì.

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    4. beh, ma allora è facile: vivi, ma in un altro dei tuoi modi. ;-)

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    5. Cazzo, non c'avevo pensato! Grazie k!

      (Grrrrr)

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    6. sò geniale, eh?

      (ACUCCIA!)

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  3. Ehi, Ari.
    Posso?
    Forte è bellissimo. Forte sei bellissima.
    Forte e potente ancora di più.
    Ma. Dura poco. Perché dopo a forte e potente, c'è forte e debole. E gliela daresti vinta un'altra volta. E lo sai.
    Mi faccio i cazzi miei?

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    1. (Ma figurati se devi farti i cazzi tuoi. L'ho scritto, è qui ormai. E' di tutti.)

      In realtà ci sono cicli che non ho mai finito, che non ho mai concluso. Cicli di malattia e di sanità mentale che si alternano, spariscono per mesi e poi ritornano. Di solito tornano con i cambiamenti, l'adrenalina, l'azione. E allora, come si fa a dire di no a quel tipo di forza, nonostante si conoscano esattamente i rischi che comporta? Nonostante quella debolezza successiva poi l'abbia dovuta scontare duramente?
      Eh, non ci riesco, io. Non riesco a dire di no, anche sapendo cosa accadrà.

      Quel sapore, il sapore della forza, attraverso nessun sapore. Continuo ad averne bisogno ogni tanto, perchè è una delle sensazioni più belle che abbia mai provato in vita mia. Una sensazione privata, intima, estremamente tua, che nessuno può toccare. E' bella. Purtroppo.

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    2. Indubbiamente ognuno ha il suo percorso. Un po' le cose ti capitano, un po' le scegli. E se le vuoi scegliere, nessuno è qui per fermarti, anzi.

      E' solo che a me è andata di culo, e ho visto oltre, e ho scoperto quanto cazzo è figo essere "normali", figo in un modo inimmaginabile. E vorrei che capitasse anche a te.

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    3. Mammamia, ma hai ragione, cazzo. "Normale" è fighissimo, piace anche a me. Certe volte penso 'uao. Potrei essere sempre così. Normale. Mio Dio. Fantastico, ho risolto finalmente la mia vita'.
      Certe volte penso 'uao. Potrei essere sempre così. Normale. Mio Dio. Cazzo, sto mandando a puttane la mia vita.'.

      Bah. Semplicemente è che io ancora non ho deciso cosa voglio, da questa vita.

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    4. Mica volevo farti la morale :)
      Ahahahaha, io?
      Poco credibile

      Cmq. Come stai?

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    5. No, ma fidati, non era male, anche se fosse stata una morale! (Che rima baciata fantastica, uao).

      Sto che... Boh. Oggi è il 18, torno a Roma il 31. Ho fretta di conoscere tutto. Penso che quando tornerò sarà un dramma, sai? Se il dramma già un po' è cominciato a causa della mia imminente partenza (mi sembra che tornerò domani, tutti i giorni), figuriamoci quando sarò a casa. Ecco, lì, ho paura, e non me la sto vivendo bene, sta cosa. E ovviamente puoi capire su cosa va a ripercuotersi.
      E' un po' il mio modo di dire fanculo, mi costruisco una bolla prima di tornare così in realtà non torno mai veramente.

      Per il resto... E' tutto grandioso, come sempre, a Parigi.

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    6. Mi hai fatto pensare al bianconiglio che ha sempre fretta :)
      Se ti consola, anche Trieste ha il suo perchè.
      No, non ti consola, in effetti.

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    7. Ti amo. Ma dai dei consigli geografici veramente demmerda..

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    8. No, guarda, alla fine mi consolicchia pure pure... Sempre meglio di Roma.

      Banà, ci sei mai stato a Trieste? Guarda che è carina prorio, eh. Io la adoro, è la mia città italiana preferita, ma sono troppo di parte, ci conosco troppa gente figa che mi ha condizionato.
      Sei invitato nella mia futura casa triestina.

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    9. come, inviti lui che la snobba, e non me che l'apprezzo 8e ci bazzico pure)
      quasi quasi mi offendo ;)

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    10. volevo scrivere esattamente le stesse parole che ha scritto margherita.
      vorrà dire che ci veniamo io e lei insieme
      :-*

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    11. Ma voi già la apprezzate, non avete bisogno di me, preferivo dedicarmi alla gente bisognosa...
      Ma se la mettete così occhei, allora si invita anche v. Organizzerò un bloggerParty nel mio futuro monolocale da 40 metri quadri.

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    12. Bravo k. Mi piaci, al mio fianco :*

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    13. e il K si piace un bel po'. a fianco della M. e a fianco della Ari.
      e se ne bulleggia, di essere al fianco di queste due proprio esse.

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    14. "Se ne bulleggia".
      Ma quanto è bello questo termine.
      Anch'io voglio bulleggiarmi.

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  4. La bambina dai capelli rossi che vuole conoscere e farsi conoscere da tutti. Mi piace. Mi piace pensarti a Parigi mentre vivi. Vivitela tutta e tutta d'un fiato, non perderti nemmeno un secondo di tutta quella vita che scalpita e ti aspetta, impaziente.
    E' sempre un bel regalo poterti leggere. Grazie.

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  5. A volte ci penso: ma a 20anni ( o a 23) siamo già totalmente adulte? Perchè io so che ho dovuto imparare a crescere velocemente, ad affrontare situazioni e dolori che a 18\20 anni non dovresti conoscere... ma se la vita è cosi bastarda mica possiamo farci schiacciare, giusto?
    cosi siamo diventate adulte.
    ma ti confesso che ogni tanto mi piace tornare bambina e fare capricci.. o quanto torno a guardare qualche bel cartone :P

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    1. Il fatto è che io sono bambina spesso, troppo spesso. Conosco il dolore, il dolore che a 18 anni non si deve conoscere, e al tempo stesso conosco l'estrema protezione, i miei processi psicologici che mi portano a difendermi dal mondo, chiudendomi in una bolla tutta mia. Tornando bambina. Ma una bambina chiusa.

      Oggi sono una bambina aperta, felice. Che però conosce il suo passato, un passato che può tornare quando vuole, e ora che è felice potrebbe fare ancora più male.

      E' strano. Non so se mi spiego, ma non fa niente.

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  6. Non so cosa succederà alla tua bambina, ma posso dirti cosa é successo a me. Ho sbadigliato più volte, leggendo. Capita, quando leggi robe sentimentali e retoriche.

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    1. Sì, è vero, scrivo alla 'sentimentale' perchè in effetti lo sono a livelli alquanto stucchevoli. Ma non so se sia giusto parlare di retorica. Di certo i miei non sono esercizi di stile.
      Vabbè, ricordati di me quando non riuscirai a dormire. O vuoi darti una martellata in testa.

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    2. Ahahaha, che splendida risposta! Congratulazioni! Apprezzo molto l'originalità. E se dici che non sono esercizi di stile, ci credo. Purtroppo é più spesso vero il contrario.

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    3. Ma guarda, ne sono sicura perchè ho sempre scritto così, tanto che quando anche al liceo la professoressa voleva leggere il mio tema alla classe io mi vergognavo, perchè era troppo. Troppo carico, no? Un po' come questo. Insomma, le persone giustamente si straniscono.
      L'esercizio di stile lo faccio quando cerco di scrivere ironicamente, invece. Per me è un botto difficile, porca puttana!

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    4. Ma pensa, per me é l'esatto contrario.

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    5. E ora che ci penso, probabilmente é per quello che mi sembra manierismo quello di chi parla di sentimenti nei blog. Al punto che i blog sentimentali sono quelli che ho spiato più di tutti, per verificare la mia teoria. Non che sia servito a molto, a dire il vero.

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  7. Pure i commenti sono sulla stessa linea. Eh, chi si somiglia si piglia.

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    1. Ma non è vero. Semplicemente ci si adatta all'atmosfera.

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    2. Non ci si adatta mai, secondo me. Si finge di adattarsi. E' molto diverso. Succede quando si capisce che non esistono altre forme di interazione con gli interlocutori. Quando si recita un copione non c'é mai vera comunicazione, c'é solo la simulazione di un dialogo che si é svolto milioni di volte sempre uguale, al punto che lo si riproduce a memoria, sapendo cosa dirà l'altro già prima che lo dica. Io le chiamo partite di ping pong: non a caso si parla di ribattere. Umani passatempi, insomma. Adoro quando qualcuno mi spiazza. Grazie, dunque.

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    3. Infatti secondo me 'adattarsi' è molto simile a 'fingere'. Nel senso che quando ci si adatta ci si piega, o comunque ci si sforza di far uscire solo quella parte di sè che è in 'linea' col contesto, nascondendo il rimanente. E va bene, tutti noi lo facciamo. Solo che ogni tanto ci si stanca di stare sempre lì a dover cercare quella parte di se consona alla situazione, e quindi si comincia con le frasi fatte.
      Io in Francia sto facendo uno sforzo disumano per non cadere nella trappola, ma dopo 3 settimane è difficile, veramente difficile...

      (E non so, non mi sembra che nel mio blog avvenga ciò...Voglio dire, se non esistono interazioni con gli interlocutori semplicemente si evita di commentare o farsi vedere, no? Altrimenti che senso ha?)

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  8. Ari, che cazzo devo fa io co te eh?!
    Hai scoperto che il Ringo è più buono del Gentilino e hai riacceso lo sparacazzate?
    Io devo fare qualcosa per te comunque.
    Qualcosa che non sia toglierti i pantaloni, chiaro.

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  9. Non vedo il collegamento fra lo sparare cazzate e la scoperta del Ringo.
    Io le cazzate le sparavo anche prima.
    Dimmi, dimmi! Cosa vuoi fare per me? (Che carino, grazie, sembra una cosa quasi tenera. Che sia un tenermi-i-capelli-mentre-vomito virtuale?)

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  10. Non facciamo i froci col culo degli altri.
    Ha invitato me, perchè dopo un po le manco.
    Perchè ogni donna dovrebbe avere un piccolo Banale con se.
    Anche a che vibri e di colore rosso.

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    1. Pf. Ma io non ho bisogno di te. So frigida.

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    2. Però l'invito era rivolto a me.

      Eppoi non sei frigida. Solo farlocca.
      Eppoi si. Ti terrei quel capoccione rosso fuoco mentre vomiti. MA solo per far si che tu possa farlo a me dopo.

      Adoro lo sparacazzate acceso. E io sono tenero come un pompino a secco.

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    3. Ma che vuol dì mo che sono farlocca? Uff...
      Comunque sì, dai, buon compromesso, anch'io ti reggerei la tua testina vomitante volentieri. Da fotografarci e incollarci nel nostro album di coppia.

      Tu non lo sai, ma io ti becco, in giro, a sparare dosi di tenerosità di stampo Banaliano.

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