sabato 22 settembre 2012

Tutte le strade portano a Roma.


Ieri sera c'è stata una piccola festa in mio onore per la mia partenza. Una scusa per rivederci, dopo mesi.
Lì, il mio amico più divertente. Uno dei tanti che non ha capito un cazzo della vita. Che vuole fare il medico, e che alza gli occhi al cielo quando io lo prendo da parte e con enutsiasmo gli racconto il suo destino secondo le mie visioni. Gli racconto dei suoi studi in una scuola di recitazione qui a Roma, del fatto che un giorno me lo sono immaginato lì, fra il pubblico di Zelig. Ho immaginato che per qualche assurdo motivo l'avrebbero chiamato sul palco, e lui avrebbe intrattenuto la folla investendola di una forza positiva e comica e pura. La stessa che ogni volta ci portava a passare le ricreazioni insieme a lui. Perchè lui era una cura, ci distraeva.
Lui mi chiede perchè odi così Roma. Mi dice che dev'esserci almeno qualcosa di questa città che mi piace. Qualcosa di bello.

Io penso di sì, c'è qualcosa. Ma non è qualcosa di bello. Penso che mi piace Roma di notte. O meglio, guidare a Roma di notte. I miei viaggi dentro la città lunghi metà serbatoio. Di quelli che non sempre hanno una meta. La decadenza, quella patetica e destabilizzante della periferia ad est. Il buio e i suoi palazzi che sono brutti. Veramente brutti. E in quei momenti capisco perchè non ci sia luce. Sento di essermi abituata a quella bruttezza, perchè è casa, in un certo senso. Sento continui rigurgiti di sconforto e mi convinco sempre più che m'abbia fatto bene, la periferia. Che già così io sono troppo morbida. Che probabilemente vivendo al centro sarei stata una persona orrenda, tanto quanto Rebibbia e Montesacro e Pietralata e Talenti e Sempione e Ponte Mammolo. Invece l'orrore adesso ce l'ho solo tutto intorno, e conservo quel piccolo orgoglio tipico di chi vive in borgata. Un orgoglio ignorante che non rivelo mai a nessuno, nemmeno a me stessa, perchè non è mio, è di tutta la gente che trascorre la propria passiva esistenza in queste limitanti distese di cemento e piattume. In macchina mi infilo nei loro vicoli, e mi perdo sempre. Io le strade della mia zona non le conosco.
Ma conservavo comunque quell'orgoglio un po' criminale e malandrino, che a quindici anni mi divertivo ad ostentare al liceo. Che io, il liceo, me lo scelsi al centro. Sì, il vero orgoglio in realtà non c'è, non ce l'ha nessuno, in borgata.
"Qui piove? A Rebibbia no. Rebibbia ha un tempo a parte. Non ci credi? Sfido. Rebibbia è come un paesino, lo vedi, con la sua via principale, lunga e stretta, la sua Chiesa, il suo carcere, le sue case popolari, i suoi bar, le sue palestre, tutto concentrato sulla Casal de' Pazzi. Le nostre comitive, i nostri spacci, i nostri pestaggi ed accoltellamenti, i nostri ladri, tossici, pedofili, i nostri zingari ai quali abbiamo bruciato i loro accampamaenti, e i retaggi della polizia, e gli amici agli arresti domiciliari e gli orari dei pusher e la rivalità con Inacasa e San Basilio. E il nostro clima. Oggi a Rebibbia c'è il sole. No, è inutile che fai quella faccia. Non sono io a prenderti per il culo. E' Rebibbia che prende per il culo Roma intera." Portavo una sigaretta alle labbra, inspiravo, e poi buttavo il fumo in faccia al malcapitato. Poi ridevo amaramente con G.

Vendevamo storie che poi ritrovai in alcuni angoli disperati di Napoli. Storie mirabolanti e catturaorecchie che si raccontano solo quando non è rimasto nient'altro da raccontare, perchè non c'è mai stato nient'altro. Storie che piacciono tantissimo, storie che trasudano tristezza e vuoto. Che la decadenza di quegli angoli si trasmette come un virus alle persone che vi abitano. L'altro giorno passavano 'Una vita violenta' in tv. Un altro moto d'orgoglio irrazionale, nel vedere le mie zone vecchie di cinquant'anni. Nel sapere già che quella storia non finirà bene, perchè si sà che qui la speranza non c'è.

L'altra notte ci sono passata, davanti al mio liceo. Che quando ti infili in via Carlo Alberto, la Basilica di Santa Maria Maggiore ti aggredisce coi suoi pugni di marmo. E quella luce, quella dannata luce artificiale che la rende ancora più maestosa e paurosa. Una calamita, che mi ha portata a girarci intorno, a rollare una sigaretta in via dell'Olmata, appoggiata al portone della scuola, senza mai guardare le mie dita, con lo sguardo verso la chiesa. In quanti modi diversa l'ho vista, per cinque anni. Eppure, in realtà non l'ho mai vista, nelle mie corse, fra i turisti, in mezzo alla pioggia. Nemmeno in quel momento mi pareva di vederla sul serio.
Mi viene voglia di correre, in quei momenti. E così in due minuti imbocco Piazza dei Cinquecento, che ogni tanto viene illuminata di verde o di rosso.E ancora una volta ci passo intorno, e riprendo Via Cavour, piena di ricordi di baci, ripetizioni, e gelati siciliani sparsi nella Suburra, e arrivo al Colosseo. La mia guida del tutto inesperta si fa spericolata e pericolosa. Ci vuole di più, ci vuole qualcosa che faccia ancora più male. Come la Cristoforo Colombo, come via del porto fluviale. Come quel ponte stretto stretto ed industriale e metallico e pieno di buche da percorrere a 30 km/h, e che io non rispetto, perchè non ho il senso della misura, nè della distanza, e mi butto sempre al centro occupando le due corsie, e quando mi vedo arrivare un furgone sterzo violentemente, abbagliata dai suoi fari, sperando di non toccare il marciapiede. Ma non rallento mai.
In quelle notti, se c'è la musica giusta, tutto diventa giusto. Ogni volta che programmo di tornare verso casa uno strano entusiasmo mi pervade. Perchè so che quelle ruote sotto di me troveranno delle soddisfazioni sull'asfalto della Tiburtina. Perchè la Tiburtina è la via più bella da percorrere, quando è notte inoltrata. Perchè la Tiburtina è una delle vie principali di Roma, una di quelle che collega tutto tutto tutto, ma al contrario delle altre conserva ancora una familiarità, una personalità che non si trova facilmente nelle altre, che sembrano concepite e adattate solo per la corsa.
E così il pedale s'abbassa, e io mi godo il gelo del vento. Certe volte non ho voglia di svoltare per la Casal De' Pazzi. Così continuo. Arrivo fino a Villalba. Anche la zona in cui vive mia nonna si affaccia sulla Tiburtina. E' bello, mi piace, mi sembra di vivere in parallelo con lei. Penso che se in linea d'aria percorressi quella distanza in un'unica retta, equidistante dalla grande via romana, mi ritroverei nel suo salone. Quando arrivo lì, sotto casa sua, mi fermo. Ma certe volte nemmeno scendo. Ricomincio quasi subito il mio viaggio per il ritorno, osservando le industrie, i magazzini, le puttane. Eppure non trovo mai una notte abbastanza ispirata, una notte che mi dia il coraggio di fermarmi da loro e parlare.

Questo di Roma mi piace, sì. Ma non del tutto. Nascono ogni volta, in me, sempre le stesse domande. "Come può esserci così poca gente in giro? Come fanno a non accorgersi che è questo il momento da vivere? Possibile che nessuno veda ciò che vedo io?" E allora mi ricordo che ogni città, ogni quartiere, ogni zona, ti mette addosso il suo carattere. E penso che Roma il suo, di carattere non me l'abbia dato, al contrario degli altri. Ancora una volta con Roma, io non sento contatti.

Stanotte, e proprio ora, le mie finestre sono aperte. In uno dei vecchi casali del Parco d'Aguzzano stanno suonando delle tarantelle. Hanno fatto un buon lavoro, con quei casali. Hanno trasformato una vecchia e grande stalla in una biblioteca. Certe volte andavo a studiare lì, immersa nel verde.

Sì, mi piace questa musica. Ma ecco, il bello di Roma sono i suoi ricordi, i ricordi che ti dà. Quei casali occupati dalle famiglie di vecchi amici o da stranieri dell'est, il blitz, lo sgombero da parte della polizia. E via, tutti per strada. E poi le porte e le finestre murate, e poi mesi dopo la disperazione di altri, e altre occupazioni. E le lotte perchè non fossero assegnate al carcere. Eccola, la bellezza, ora. Ma quale cazzo di bellezza? E' un incubo costante. Ogni volta il malessere del quartiere si fa sentire. Come una maledizione, avvolge sempre tutto, anche il fiore più spettacolare.

(Ora stanno suonando Gli anarchici di Leo Ferré. Eh, chiunque non viva qua ci cascherebbe, si lascerebbe abbindolare da questa piccola speranza. Che non ci siano solo spacci e vite violente.)

Sì, mi piace proprio questa musica.
Anche due settimane fa avevano organizzato un piccolo concerto privato. Un folto numero di ragazzi e ragazze si erano raggruppati la notte prima dell'apertura delle scuole. Io ero sveglia, ascoltavo quella musica, mentre scrivevo qualcosa. Alle due di notte cominciarono le urla, gli strilli. Io ho chiuso gli occhi e c'ho fumato una sigaretta, nel buio, sopra a quegli strilli. Rassegnata, proprio come una vera ragazza di borgata, che sa come vanno le cose, lì da lei.
Che tanto lo sapevo, quei ragazzi, i fascisti li stavano massacrando.

Io ci provo, a pensare a ciò che mi piace. Ma, purtroppo, è vero ciò che dice quel proverbio.
Tutte le strade portano a Roma.

Tutte le rassegnazioni portano a Roma.

43 commenti:

  1. roma notti strade asfalto guidare
    leggerti mi fai tornare in mente questo: http://www.youtube.com/watch?v=tDoknRSG4_E&feature=share&list=PLBDEF0216CFAB1A82

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  2. Non l'avevo mai ascoltata. Grazie.
    Mi viene da cancellare tutto ciò che ho scritto, queste righe di canzone descrivono meglio di quest'intera pagina.

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    1. se cancelli te meno. donna o non donna. sappilo.

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    2. Te l'ho detto che in camera ho una sacca da box e che ho preso lezioni di kick boxing? K bello, ti sfido. Appuntamento al molo di Trieste. L'ultimo a cadere sarà risparmiato dalle onde del suo mare.

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    3. ma davvero non hai mai sentito strade dei tiromancino? è che non credevo, over 15 che non li avessero ascoltati :-D

      ma di tutte le cose che potremmo fare, la prima è proprio menarci, ari?

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    4. Mah, in effetti qualcuna mi piaciucchia ma, capiscimi, io a 15 anni ascoltavo Burzum e Burzum ti segna a vita. Non puoi tornare indietro, non potrai più ascoltare cose come i Tiromancino.

      Menarsi è bello.

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    5. poi per vedersi ne riparliamo, eh? :-P

      oh guarda, io ho esordito a 11 anni con i led zeppelin. vedi tu da lì in poi. però i tiromancino negli anni 95-05 ci stavano tutti. e alla grande.

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    6. A questo punto, visto che il periodo è quello, io ci butto in mezzo pure i Bluvertigo, tiè.

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    7. ma va là. 1 canzone 1. naaaaa.
      in quel periodo? in sequenza: c.s.i., casino royale, subsonica. il resto? contorno.

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    8. Ma anche no.

      Eppoi sono vegetariana. I contorni sono il mio piatto principale.

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  3. Non ha bisogno di girare tanto per guardare le puttane. Basta che si guardi allo specchio. Però si ricordi che il gran troione sono io. Naturalmente.

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    1. Fra colleghe ci si intende. Ho molto da imparare da una come lei.

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    2. Spiacente. Casca male. Mai stata puttana in vita mia. Faccia l'autodidatta. O si riivolga altrove.

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    3. Beh, se è per questo nemmeno io lo sono mai stata, e non credo mai lo sarò. Eppure io continuo a darle del troione e lei a me della puttana. Almeno ciò ci rende colleghe nella parte.

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    4. Bene. Due puttane in meno in circolazione. Ce ne sono fin troppe, in giro.

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    5. Beh... Bocca di Rosa non è male.
      E anche essere la tipa che ha ispirato la canzone di Marinella, quella ritrovata ammazzata in un fiume, non dev'essere male, potendo scegliere il tipo di puttana, che ce ne sono svariati.

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    6. Le riconosco più esperienza in materi? Io, a puttane, non ci sono mai andata.

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    7. Io spero di averne. A Trieste ho un po' di confidenza con i vari centri di recupero. Finora però solo tossici e pazzi. Sto pensando di mettere in cantiere un progettino niente male con loro, le puttane. Se ne verrà fuori qualcosa di concreto sarà la prima a saperlo. Che secondo me, le puttane sono importanti, non so perchè.

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    8. Guardi , si rivolga a Berlusconi, prima. Interessa più lui, il recupero delle puttane. Le ricicla benissimo.

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    9. alè. ci mancava solo il silvionazionale, qui.

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  4. è vero. Roma è più bella di notte.
    ah, quanto vorrei tornarci. :)

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    1. Eh. Ho notato che ogni volta che si parla di città ti prende questa strana nostalgia, questa voglia di partire. Se vuoi scappare scappa, anche solo per un paio di giorni. Dico sul serio. Ti farebbe bene, secondo me.

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  5. Ma solo a me non ha stregato, 'sta città?

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    1. Noi siamo più tipe da Trieste, ormai si sà.
      Ma è anche vero che essendoci vissuta non ho un punto di vista obiettivo, quindi mi fa piacere che almeno qualcuno non ne sia rimasto stregato.

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  6. tutte le strade portano a Roma,

    tutte le strade portano a te.

    E' questo il potere di questa città.. quante cose mi hai ricordato Ari!

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    1. E quindi... La maggior parte di voi ama Roma. Interessante.
      Scambiamoci case e quartieri e città, per favore per favore per favore.

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  7. Sai quanto mi costa dirlo.
    MA questo post merita un elogio.

    Troppe sensazioni evocate, dai giri notturni. Che continuo a fare.
    Quando scrivi queste cose mi fai quasi sangue.

    Ora puoi andare in pace e con la mia benedizione.

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    1. Mi sento onorata, Signor Banale. Mai ci fu complimento più ardito nei miei confronti da parte sua.
      Ora posso morire sul serio.

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    2. Se puoi evitare mi eviti un grammo sulla coscienza.

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    3. Tranquillo, so quanto ci tieni alla linea.

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  8. Ti capisco sai sorè... condivisione emozionale mi verrebbe da dire.
    E non aggiungo altro su quello che sento perchè hai detto tutto tu, probabilmente in maniera più chiara di come lo sento io (addirittura olèèèèè)

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    1. La solita confusionaria!
      Me piashe.

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    2. del gruppetto fico nostro sce piasciamo tutti ;)
      e pefforza!

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  9. Ho fatto un viaggio nella tua città, leggendo questo post. La notte di Roma l'avevo vissuta soltanto un paio di volte. Qui è stato addirittura più vivo. Spiace per lo screzio tra i commenti, In ogni caso: complimenti :)

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    1. Carciofo.
      Comunque io ancora non lo so se appartenga a Roma, questo fascino. Mh. Probabilmente è solo la notte, chi lo sa.

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  10. Sì, ma quanto so' stronzi i romani....

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  11. Io te la scambierei pure casa e quartiere, ma sarebbe alla pari. Va bene lo stesso?

    Thunderblue

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    1. Se in un'altra città, è andata.

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    2. Ecco, quello è già più difficile

      Thunderblue

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  12. che poi manco bisogna arrivare a Rebibbia per trovare la borgata. Io sto a dieci minuti dal centro ed è identico spiccicato.

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    1. Eh, è vero. La borgata a Roma è ovunque. Almeno però a dieci minuti dal centro stai un po' più vicino alla bellezza, credo.

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